Welfare Pubblico Partecipativo

Welfare pubblico partecipativo

Questo filone di ricerca sociale quanti qualitativo è dedicato alla trasformazione delle forme di disagio sociale, alle difficoltà del servizio e degli operatori di rispondere al mutamento sociale, alle possibili evoluzioni dello Stato Sociale nell’epoca della insicurezza e della scomparsa del lavoro.

Le ricerche esplorano appunto nuove forme di “vulnerabilità”, il passaggio da problemi posti da minoranze croniche e con problemi acuti (non occupazione residuale del secondo ‘900 ad esempio), alle moltitudini precarie di oggi e a maggior ragione di domani – precarietà lavorativa in diffusione anche nel ceto medio e nella medio-alta borghesia; invecchiamento della popolazione e solitudine della vita anziana; sovraccarico femminile universale per il protrarsi dell’esperienza di iperproduttività e cura; disattivazione giovanile davanti alla difficoltà di occupazione, e cosi via.

La proposta del “welfare partecipativo” si presenta in questo contesto come possibilità. Essa consiste in un insieme di teorie e pratiche che insistono su nuove forme di integrazione tra servizi pubblici, privato sociale e reti sociali circostanti, un lavoro sociale inteso come azione di interesse collettivo, dedicato all’attivazione di una propensione collettiva ad assumere la posizione progettuale dentro lo spazio pubblico e istituzionale, in un’ottica di auto organizzazione sociale “istituente” e istituibile (common-fare).